La parola "pasta" deriva probabilmente da un termine greco che significa "farina mista a liquido" ed è un impresa difficile attribuire a qualcuno la paternità di avere per primo mescolato grano polverizzato ad acqua, così da ottenerne un impasto per uso alimentare.
Fino al Settecento esiste comunque una gran confusione; i tipi diversi di pasta vengono etichettati normalmente come maccheroni finché, i napoletani, divenuti mangia-maccheroni, si appropriano del termine e lo usano quasi esclusivamente per identificare paste lunghe trafilate: ormai i maccheroni rientrano nell'alimentazione pressoché quotidiana del popolo, intesi come cibo semplice, povero, ma soprattutto nutriente e veloce, quasi un "fast-food ante litteram".
Intorno agli inizi dell'Ottocento le prime fotografie mostrano i "maccheronari" agli angoli delle strade intenti a cuocere la vivanda in enormi pentoloni e a servirla, appena cosparsa di formaggio grattugiato ed insaporita di pepe, ai viandanti che mangiano davanti al banco senz'altro ausilio che le mani. Da questo momento in poi i maccheroni, intesi come pasta lunga, tonda e piena, cominceranno ad essere chiamati spaghetti e ad identificare non più soltanto i napoletani, ma tutto il popolo italiano.
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Da un attento esame del prodotto crudo possiamo dire di essere in presenza di una buona pasta se:
l'aspetto è uniformemente liscio ed in trasparenza non appaiono rugosità, "puntature" od ombre scure;
il colore è di un limpido e inconfondibile giallo ambrato;
non si rileva nessun odore;
all'assaggio, parliamo ovviamente sempre di pasta cruda, il sapore risulta con una lieve sfumatura dolciastra;
la rottura infine, dà un suono secco e la frattura appare liscia e vetrosa;
non bisogna aggiungere acqua fredda quando si scola la pasta.
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